Marcello Candia

MARCELLO CANDIA: LA BIOGRAFIA

Marcello Candia nasce nel 1916 a Portici (Napoli), dove i genitori Camillo Candia e Luigia Mussato (Bice) si erano trasferiti da Milano per ragioni di lavoro. Oltre a Marcello i Candia hanno altri figli: Linda, Fernanda, Emilia e Riccardo.

Il padre, imprenditore, è il fondatore della “Fabbrica italiana di acido carbonico dott. Candia & C.” con sede a Milano. La madre è una donna colta e di grandi qualità umane, dedita alla famiglia, ma anche coinvolta nelle opere di carità: insegna ai figli ad essere sempre aperti verso il prossimo, tanto da accompagnarli in qualche visita ai poveri assistiti in comunità come quella di San Vincenzo.

Marcello fin da bambino manifesta una forte fede ed una passione per il prossimo. All’età di venti, ventidue anni consacra la sua vita ai poveri: nel suo diario scrive “Io ho ricevuto molto, chi ha ricevuto molto deve dare molto”.

 

Nel 1933 muore la madre, a soli quarantadue anni. Gli anni tra il 1939 e 1950 sono caratterizzati dall’apprendistato e dalla formazione al lavoro sotto la guida del padre, che lo introduce nell’azienda. Nel 1939 consegue il dottorato in chimica, nei quattro anni successivi si laureerà a pieni voti anche in scienze Biologiche ed in Farmacia. Dopo alcuni anni potenzia l’azienda del padre: “Tutto quello che toccava diventava oro, comprava fabbriche dimesse e le faceva funzionare”.

Durante gli anni della seconda Guerra Mondiale viene chiamato alle armi come chimico esplosivista e, una volta tornato, opera per salvare gli ebrei e i perseguitati politici insieme a padre Genesio da Gallarate, un padre cappuccino suo confessore e direttore spirituale fin dalla giovinezza.

Racconta la sorella di Marcello: “Padre Genesio divenne per lui una guida sicura, sia come sacerdote che per le opere di carità.  Lo aveva capito a fondo, ne aveva intuito il carattere scrupoloso, così ansioso di non fare mai abbastanza, così preoccupato di aiutare, di realizzare…”.

Nel 1945 Candia fonda il “Villaggio della madre e del fanciullo” per l’accoglienza delle mamme in difficoltà che sostiene economicamente anche se ostacolato dal padre. Inizia, poi un cammino di iniziative: collabora per la nascita di un laicato missionario con i relativi organi di collegamento e fonda la rivista La Missione di studio e cultura missionaria.

Nel 1948 inizia la Scuola italiana di medici per missionari, e nello stesso anno Padre Gheddo, amico di Candia e successivamente giornalista missionario, inizia i suoi studi di teologia. Dopo aver fondato la scuola, istituisce la cosiddetta UMMI (Unione Medico Missionaria Italiana) e propone ad  alcuni medici di partire per le missioni per collaborare con i missionari.
Da qui nascerà tutta l’opera di  Candia per i laici missionari e i volontari internazionali.
Nel 1950 partecipa alla fondazione del “Collegio Studenti  d’Oltremare” per l’assistenza ai primi giovani che dalle missioni      venivano inviati in Italia per studiare, aiuta la fondazione    del CUAMM (Collegio Universitario Aspiranti Medici    Missionari),  dell’AFI (Ausiliarie Femminili Internazionali) e    del GRAAL ( Associazione femminile missionaria della  dottoressa Adele  Pignatelli). Sempre negli anni Cinquanta  Candia incontra  monsignor Giussani, fondatore di Gioventù  Studentesca; alcuni  giessini – studenti delle superiori –  partiranno come volontari  per le opere di Candia in Brasile.

Nel periodo tra il 1950 e il 1955 Marcello Candia diventa missionario laico e, nonostante i gravi impegni verso la famiglia e verso l’azienda, compie alcuni viaggi in Brasile. Prima di partire contribuisce alla ricostruzione di una delle sue fabbriche principali che, a causa di un incidente, era scoppiata; in tal modo aiuta gli operai a mantenere la loro occupazione: “Prima di partire per l’Amazzonia voglio rimettere in piedi la fabbrica”. Finalmente visita Macapà dove incontra monsignor Pirovano – che aveva già conosciuto in Italia – del PIME, con il quale decide di realizzare opere concrete per la gente del luogo. Nel 1969 viene inaugurata ufficialmente la struttura.

Nell’agosto del 1983 Candia ritorna molto malato dal Brasile e alla fine dello stesso mese muore a Milano.

Durante la conferenza di Padre Gheddo, postulatore della causa di canonizzazione e beatificazione di Marcello Candia, di lui ha detto che : “E’ morto a sessantasette anni, proprio perché spendeva la vita, dava esempi di impegno totale per i poveri, non lavorava per nient’altro”.

L’ISTITUTO PRENDE IL  SUO NOME

Dopo l’incontro con monsignor Aristide Pirovano, decide di andare lui stesso in Amazzonia, dove sarà soprannominato “L’uomo più buono del Brasile e al quale dedicherà tutto se stesso. Abbandona così la sua vita di ricchezze e agi per andare a Macapà dove inizia a fondare l’ospedale, il lebbrosario, la scuola per infermieri; attualmente in Brasile ci sono in tutto 33 opere che devono la loro esistenza alla Fondazione Dottor Marcello Candia.

Candia è stato veramente un santo: non era un uomo perfetto, lui stesso si definiva “un semplice battezzato”, ma nonostante i suoi difetti ha saputo fare la volontà di Dio attraverso una vita di preghiera e fede profonda. Era un uomo crocifisso, che ha sofferto molto, ma che ha compiuto molti gesti eroici nella sua vita e che ha donato luce a chi lo ha incontrato sul suo cammino. Come padre Gheddo ha affermato: Candia è stato un sole per tantissima gente”.

Nel 1991 è iniziata la sua causa di canonizzazione, nel 1995 si è conclusa la fase diocesana del  processo ed è stato dichiarato venerabile. Manca solo il miracolo che confermi la “fama di santità”  di cui Marcello ha goduto in vita e dopo la morte. Alla Fondazione Candia dicono: Il più grande  miracolo di Marcello è che dopo la sua morte le sue opere in Brasile si sono moltiplicate e gli aiuti  che la gente manda, invece di diminuire, aumentano di anno in anno