Dopo la novità ministeriale, abbiamo raccolto anche le opinioni dei dirigenti scolastici in città I metal detector nelle scuole Dai dirigenti sì, ma con cautela «Priorità al percorso educativo»
Stop ai coltelli, a scuola arrivano i metal detector: il giro di vite dopo gli ultimi tragici fatti di cronaca, il più eclatante l’uccisione di uno studente accoltellato in classe da un compagno in una scuola di La Spezia.
I ministri Valditara (Istruzione e merito) e Piantedosi (Interno) hanno firmato una circolare che autorizza i dirigenti scolastici a chiedere controlli a sorpresa da parte delle forze dell’ordine all’ingresso degli istituti, anche con metal detector, per arginare il fenomeno delle aggressioni.
Cosa ne pensano alcuni dirigenti scolastici in città?
«Il gravissimo fatto di La Spezia ci interpella come adulti che hanno responsabilità educative, prima ancora che come dirigenti e docenti – commenta Gianni Trezzi, dirigente scolastico del liceo Parini – Dare risposte semplici a questioni complesse non è mai una soluzione, soprattutto in ambito educativo. Pensare che l’installazione di metal detector agli ingressi delle scuole, siano essi fissi o mobili, possa risolvere il problema è come guardare il dito che indica la luna anziché alzare lo sguardo verso il cielo. La risposta può essere trovata solo interrogandoci sulle motivazioni profonde che spingono dei ragazzi che non hanno mai avuto atteggiamenti violenti a compiere gesti così estremi: solo avendo uno sguardo sui fenomeni sociali pedagogicamente efficace si potrà evitare che simili tragedie si ripetano».
Trezzi invita ad «ascoltare le/gli adolescenti e dialogare con loro: «E’ l’unica via percorribile per provare a sortire insieme dalla palude valoriale in cui sembriamo tutti sprofondati. Un compito complesso e gravoso, ma necessario. Dobbiamo avviarci il prima possibile».
«Una relazione di fiducia è il presupposto di ogni vero processo educativo: senza fiducia non c’è dialogo, non c’è crescita, non c’è comunità – commenta Daniele Ferrari, rettore del liceo Candia – Strumenti di controllo e misure restrittive possono avere senso solo se sono capaci di riattivare le relazioni educative, non di sostituirle. Ogni scelta, anche in materia di sicurezza, deve tenere insieme tutela delle persone e qualità delle relazioni, senza rinunciare alla missione educativa che è propria della scuola».
Ferrari sottolinea che «l’attenzione alla sicurezza nelle scuole è un tema serio e non eludibile. Regole chiare e sanzioni coerenti possono certamente aiutare il lavoro educativo, soprattutto quando offrono un quadro condiviso entro cui muoversi. Tuttavia, non possono diventare l’unico orizzonte».
L’introduzione a scuola dei metal detector «è una possibilità prevista solo in situazioni gravi e circoscritte, nel rispetto della normativa vigente e dei diritti fondamentali delle persone, che richiede un’attenta valutazione da parte dei dirigenti scolastici. Un ricorso indiscriminato a tali strumenti rischierebbe di trasmettere un messaggio di sfiducia generalizzata, finendo per considerare gli studenti come potenziali avversari anziché come compagni di un cammino di crescita. Questo produrrebbe una frattura nelle relazioni educative, mettendo docenti contro studenti e studenti contro studenti, e comprometterebbe alla radice la possibilità stessa del percorso educativo».
«La scuola è, o dovrebbe essere, uno dei luoghi più sicuri ai quali affidare i nostri figli – esordisce Massimo Viganò, dirigente scolastico dell’istituto Levi – Che fare perché così accada? Sicuramente occorre operare una sorveglianza attiva negli ambienti scolastici, ma credo che occorra che le scuole siano dotate di mezzi attraverso i quali compiere efficaci politiche di aggregazione, stimolare la coesione sociale, puntare sull’integrazione di tutti».
Mezzi intesi come fondi, «senza i quali è possibile fare ben poco. Penso anche alla necessità che ogni scuola sia dotata di uno psicologo di istituto, al quale gli studenti possano fare riferimento, che costituisca il primo tentativo di intercettare il disagio. E’ necessaria un’azione sinergica per garantire la sicurezza delle comunità scolastiche e l’urgenza di ascolto del malessere giovanile».
Per Benedetto Colella, dirigente scolastico dell’istituto Paci, è «necessario un approccio improntato alla prudenza, alla proporzionalità e alla contestualizzazione degli interventi. La sicurezza rappresenta una priorità imprescindibile, ma deve essere garantita nel pieno rispetto della funzione educativa della scuola, evitando soluzioni generalizzate che rischierebbero di incidere negativamente sul clima educativo». In particolare «eventuali misure di controllo possono essere valutate esclusivamente in contesti specifici e come strumenti complementari a un più ampio lavoro di prevenzione, inclusione e supporto agli studenti. La vera prevenzione passa dal dialogo, dall’attenzione al disagio giovanile e da un clima fondato sulla fiducia».
In sintesi «ci vogliono disciplina e regole, controllo eccessivo no. In poche parole, per essere perfettamente in linea ministeriale il lessico è: centralità del processo educativo, proporzionalità e gradualità, contesti specifici, visione educativa complessiva. Senza investimenti su prevenzione, educazione emotiva e supporto psicologico, misure di controllo come questa rischiano di essere solo una risposta simbolica».